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In un recente articolo sul New York Times, Mikhail Gorbachev offre un interessante visione della recente crisi georgiana: la Russia non aveva, secondo l’ex-presidente sovietico, nessun interesse a provocare questa guerra lampo e sostanzialmente infruttuosa. Il duo Medvedev-Putin hanno sufficiente stabilita’ interna per non avere bisogno di una piccola e transitoria vittoria militare. Non vi e’ dubbio che i due siano dei tiranni e che in Russia non vi sia alcuna democrazia. Il governo russo e’ un’organizzazione semicriminale. Ma questo giudizio non deve influenzare la nostra comprensione della situazione nella reagione caucasica.

L’occupazione di Tblisi e la deposizione di Saakashvili erano risultati che l’amministrazione russa, sin dall’inizio, sapeva di non poter ottenere. Sin dalla rivoluzione delle rose, il colpo di stato che ha instaurato un regime filo-occidentali in Georgia nel 2003, il paese e’ stato in continua tensione e sotto la protezione americana: Washington ha fornito all’alleato caucasico armi, aiuti economici, e assitenza nell’addestramento delle forze armate. Gli interessi americani e russi sulla regione si concentrano sui corridoi energetici che portan gas minerale in Europa e che oggi sono controllati dalla Russia. In altre parole non e’ infondato il sospetto che Saakashvili, amico fedele dell’amministrazione americana, non abbia agito da solo ma solo dopo aver consultato gli strateghi di Washington. D’altronde il committment degli Stati Uniti nell’area dell’ex-patto di Varsavia si e’ via via intensificato subito dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 e in modo particolare con l’ascesa al potere di GW Bush.

Nei mesi precedenti il Kosovo era divenuto indipendente per volere degli americani e per indebolire l’influenza russa sulla regione, in Polonia e Repubblica Ceca si trattava per installare lo scudo spaziale NATO, in Georgia ed Ukraina si trattava per l’ingresso nell’alleanza atlantica. Questi obiettivi avrebbero garantito agli americani la messa in sicurezza sui nuovi gasdotti della regione caucasica. Una volta che i Georgiani hanno sferrato il primo bombardamento su Tskhinvali, la capitale Sud-Osseta, la Russia non poteva permettersi l’inazione: doveva mostrare i muscoli e far capire agli americani che non avrebbe accettato ulteriori provocazioni.

Ma a che prezzo? Gli Stati Uniti, durante il conflitto, hanno incassato l’accordo per installare basi missilistiche e il sistema radar dello scudo spaziale in Polonia “in cambio” dell’addestramento delle forze armate polacche, la richiesta dell’Ucraina di accelerare l’ingresso nella NATO e forse altro e’ da venire (invio di osservatori/forze internazionali a protezione di Tiblisi? L’installazione dello scudo spaziale in Repubblica Ceca?). I russi tornano a casa a mani vuote con la sensazione di essere stati messi all’angolo.

Per giunta, I media occidentali hanno montato, con grande prontezza e pochi tentennamenti (in particolare in USA), una campagna di propaganda anti-russa serrata e talvolta imbarazzante, specialmente nei primi giorni di conflitto. La capitale sud-osseta era in fiamme e detriti, con migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla citta’ in rovine, ben prima che le forze armate russe intervenissero, a causa dei bombardamenti georgiani. Nonstante questo le voci erano concordi. L’orso russo si era svegliato e il tiranno Putin aveva aggredito l’indifesa Georgia.

Il presidente Saakashvili ha ripetutamente rifiutato di firmare accordi per la soluzione delle tensioni nelle ragioni caucasiche e in questi giorni e diventato fin tropp evidente per quale ragione.

agosto: 2017
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