“Agisci in modo da trattare l’umanità nella tua, come nell’altrui altra persona, sempre come fine, mai come mezzo”. Immanuel Kant, Critica della Ragion Pratica.

Questa e’ la prima puntata della rubrica Lavoro e Salute. Ogni giorno in Italia muoiono decine di persone, se ne infortunano centinaia e se ne ammalano altrettante a causa della loro attività professionale. Molti infortuni e malattie professionali rimangono tuttavia ignoti e il tasso reale di incidenti e’ molto piu’ elevato di quello ufficiale. Il lavoro nero e precario, soprattutto nelle piccole aziende agricole, edili o del settore manifatturiero e’ ancora pericoloso nel nostro paese. Le leggi sulla sicurezza sono spesso disattese dagli imprenditori e i controlli sono scadenti, a volte eccessivamente indulegenti nei confronti delle irregolarita’.

Il lavoro occupa mediamente ¼ della nostra vita di adulti, fonda l’identità’ sociale della maggior parte di noi, fornisce la base della rete di relazioni per molti. Il lavoro organizzato, nella società moderna, fornisce la giustificazione sociale per la nostra sussistenza e il nostro benessere. Per questo ammalarsi di lavoro e’ un evento così drammatico e dirompente nella struttura della nostra società e nella vita di una persona.

In questa rubrica affronteremo i temi della salute dei lavoratori da un punto di vista culturale, etico, storico e politico. Tralasceremo gli aspetti tecnici anche se sara’ indispensabile, talvolta fornire qualche dettaglio per la comprensione.

Il primo numero di questa rubrica raccontera’ la storia discontinua e travagliata della Medicina del Lavoro. Un breve viaggio alla scoperta delle radici stesse del nostro convivere civile: quali relazioni devono esserci tra produzione e lavoro, quale relazione tra gli essere umani?