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Il Presidente della Camera, alla sua prima dichiarazione dopo la nomina, ci fa sapere che le pubbliche proteste alla fiera del libro sono un fenomeno politico piu’ grave che l’aggressione omicida di 5 naziskin contro un giovane
veronese.

I colpevoli, che hanno ammesso di aver aggredito il loro coetaneo oggi dicono di non essere naziskin. Il movimento si e’ smarcato e loro hanno capito: “profilo basso ragazzi e forse ve la cavate con 2 o 3 annetti. Forse non vi fate neanche un giorno di carcere”. Questi criminali non sono emarginati e sconfitti dalla societa’, incazzati perche’ perdenti. No, sono tutti ragazzi di buona famiglia.

Questa gente va in giro a picchiare chi la pensa diversamente da loro, gli immigrati, chi ha stili di vita diversi. Erano nel mirino della digos da 2 anni, avevano gia’ compiuto pestaggi per fini politici e ricevuto denuncie, ma continuavano a stare in liberta’. Picchiavano perche’ gli faceva schifo il negher, o il gay, o quello che vestiva un po’ alternativo.

E’ il clima del paese che permette questi fenomeni? Staremo a vedere. Certo il pensiero di Fini non lascia stare per niente tranquilli. Ieri, il 23% dei lettori del Corriere hanno dichiarato di essere sostanzialmente d’accordo con Gianfranco Fini. Non so a voi, ma a me questo scollamento dalla realta’ che permette di trascurare aspetti macroscopici per focalizzarsi sui particolari, questo bis-pensiero orwelliano, fa paura. L’Italia sta diventando un territorio per una guerra tra bande, dove si e’ disposti a chiudere entrambi gli occhi per difendere contro ogni evidenza la propria parte politica.

Oggi altre 2 barbare aggressioni per gli stessi motivi. Due fratelli accoltellati a Roma, e 2 Kossovari pestati con mazze da baseball a Firenze. Su una di queste c’era scritto: “Dux Mussolini, molti nemici, molto onore”.

Chissa’ cosa ha da dire Fini su questi episodi e chissa’ se pensa ancora che bruciar bandiere sia piu’ grave che ammazzare persone.

Cari amici,

in questi ultimi giorni di campagna elettorale prendo atto che mentre Veltroni rifiuta pubblicamente i voti della mafia in tutte le sue uscite pubbliche in meridione, il fondatore di Forza Italia, Marcello dell’Utri ci stupisce con esternazioni inaudite.

Secondo il senatore azzurro 1) Vittorio Mangano (fu’ boss mafioso condannato all’ergastolo ed ex stalliere di Berlusconi) sarebbe un eroe perche’ non ha testimoniato contro di lui; 2) i pentiti di mafia non sono sani di mente o giu’ di li’.

Dell’Utri stesso, d’altronde e’ stato condannato a una pena di 2 anni per estorsione e 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nella puntata dell’11 1999 di Moby Dick ebbe a dire: « Come disse giustamente Luciano Liggio, se esiste l’antimafia vorrà dire che esiste pure la mafia. Io non sto né con la mafia, né con l’antimafia. Almeno non con questa antimafia che complotta contro di me attraverso pentiti pilotati»…«I miei guai dipendono dal fatto che sono mafioso…cioè, volevo dire che sono siciliano.»

Ma queste esternazioni non sono fenomeni isolati nel Partito del Popolo. Tutti ricorderanno la rassegnata massima dell’ex Ministro Lunardi: “Con la mafia si deve convivere”.

Abbiamo almeno una certezza in questa campagna elettorale segnata dall’indecisione e dall’astensionismo professato.

Chi e’ contro la mafia in Italia sa per chi votare.

PS. Spero che tutti abbiate letto le intercettazioni di questi ultimi giorni pubblicate sul Corriere.
Un Dell’Utri in splendida forma, come ai tempi migliori, quando organizzava la spedizione di un partita di 1 cavallo e mezzo dalla Sicilia a Milano con il suo amico Mangano (secondo il linguaggio mafioso, stava organizzando traffici di stupefacenti).

«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio». Dei Delitti e delle Pene, Cesare Beccarla, 1764.

Il 18 dicembre 2007 l’ONU ha approvato il testo della moratoria universale contro la pena di morte promossa da una iniziativa del governo italiano. La maggior parte delle moderne democrazie hanno espresso parere favorevole.

La cultura giuridica italiana ha una lunga tradizione di rispetto della vita umana. L’italiano Cesare Beccaria propose per la prima volta un approccio razionale al problema nel suo trattato, Dei Delitti e delle Pene, 1764.

La società, nella visione di Beccaria, ha il diritto di difendersi dal crimine perché questo rompe il patto sociale sul quale la convivenza civile si fonda. Questa e’ l’unica giustificazione perché lo Stato violi la libertà individuale. Egli sosteneva che l’obiettivo ultimo di ogni sistema giudiziario e’ la riduzione del crimine, il mantenimento dell’ordine sociale e la minimizzazione del danno una volta che il crimine e’ stato commesso. Il metodo più efficace per ottenere questi scopi, secondo il giurista italiano, consisteva nel massimizzare la certezza della pena, non la sua severità.

Nel corso della storia la severità della punizione inflitta al condannato e’ gradatamente diminuita assieme ad una costante riduzione della violenza nella società; prima della rivoluzione francese e il discorso di Roberspierre contro la pena di morte, l’esecuzione era preceduta da torture e inumane sofferenze. La ghigliottina fu introdotta per ridurre il dolore connesso all’esecuzione della pena.

Gli Stati Uniti sono l’unica democrazia moderna che mantiene la pena di morte nonostante vi siano sostanziali prove della sua inefficacia come deterrente (JM. Shepherd, Deterrence versus Brutalization: Capital Punishment’s Differing Impacts Among States, MICHIGAN LAW REVIEW). Il problema della criminalità negli Stati Uniti e’ particolarmente sentito. Nonostante il 5% della popolazione mondiale vive negli USA, il 25% dei carcerati e’ detenuto in questo paese. Eppure la reintroduzione della pena di morte non ha affatto risolto il problema: il tasso di crimini violenti e’ rimasto sostanzialmente invariato e gli stati dell’Unione che hanno reintrodotto la pena nei loro ordinamenti hanno registrato il più alto tasso di omicidi. (http://www.deathpenaltyinfo.org/article.php?did=168).

Il granducato di Toscana fu il primo stato al mondo ad abolire la pena capitale e la tortura nel 1784. Il testo della legge di abrogazione recita cosi’: “La punizione deve raggiungere lo scopo di educare il criminale, poiché egli e’, come ognuno, figlio della società”.

giugno: 2017
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