«Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio». Dei Delitti e delle Pene, Cesare Beccarla, 1764.

Il 18 dicembre 2007 l’ONU ha approvato il testo della moratoria universale contro la pena di morte promossa da una iniziativa del governo italiano. La maggior parte delle moderne democrazie hanno espresso parere favorevole.

La cultura giuridica italiana ha una lunga tradizione di rispetto della vita umana. L’italiano Cesare Beccaria propose per la prima volta un approccio razionale al problema nel suo trattato, Dei Delitti e delle Pene, 1764.

La società, nella visione di Beccaria, ha il diritto di difendersi dal crimine perché questo rompe il patto sociale sul quale la convivenza civile si fonda. Questa e’ l’unica giustificazione perché lo Stato violi la libertà individuale. Egli sosteneva che l’obiettivo ultimo di ogni sistema giudiziario e’ la riduzione del crimine, il mantenimento dell’ordine sociale e la minimizzazione del danno una volta che il crimine e’ stato commesso. Il metodo più efficace per ottenere questi scopi, secondo il giurista italiano, consisteva nel massimizzare la certezza della pena, non la sua severità.

Nel corso della storia la severità della punizione inflitta al condannato e’ gradatamente diminuita assieme ad una costante riduzione della violenza nella società; prima della rivoluzione francese e il discorso di Roberspierre contro la pena di morte, l’esecuzione era preceduta da torture e inumane sofferenze. La ghigliottina fu introdotta per ridurre il dolore connesso all’esecuzione della pena.

Gli Stati Uniti sono l’unica democrazia moderna che mantiene la pena di morte nonostante vi siano sostanziali prove della sua inefficacia come deterrente (JM. Shepherd, Deterrence versus Brutalization: Capital Punishment’s Differing Impacts Among States, MICHIGAN LAW REVIEW). Il problema della criminalità negli Stati Uniti e’ particolarmente sentito. Nonostante il 5% della popolazione mondiale vive negli USA, il 25% dei carcerati e’ detenuto in questo paese. Eppure la reintroduzione della pena di morte non ha affatto risolto il problema: il tasso di crimini violenti e’ rimasto sostanzialmente invariato e gli stati dell’Unione che hanno reintrodotto la pena nei loro ordinamenti hanno registrato il più alto tasso di omicidi. (http://www.deathpenaltyinfo.org/article.php?did=168).

Il granducato di Toscana fu il primo stato al mondo ad abolire la pena capitale e la tortura nel 1784. Il testo della legge di abrogazione recita cosi’: “La punizione deve raggiungere lo scopo di educare il criminale, poiché egli e’, come ognuno, figlio della società”.

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