Un gruppo di primari di ginecologia ha affermato che i feti dopo la 22esima settimana dovrebbero essere rianimati obbligatoriamente senza il consenso dei genitori.

Questo perché, secondo i medici, è possibile tenere in vita questi neonati. Da medico vorrei allora porre alcune domande ai colleghi.

1) Perché nel loro comunicato i primari romani non hanno anche detto che il tasso di successo delle manovre rianimatorie alla 22esima settimana è dell’1%?

2) Perché non aggiungono che di questo 1% la maggioranza non sopravvive all’anno o vive con gravi menomazioni mentali e fisiche? Per questa ragione le linee guida internazionali (1) sconsigliano di rianimare neonati così precoci se non in casi molto selezionati.

3) Le riviste scientifiche richiedono che gli autori di raccomandazioni e linee guida riportino possibili conflitti di interesse alla fine dei documenti prodotti. Una recente inchiesta de L’Espresso ha evidenziato che tutti i primari e dirigenti dell’ospedale Niguarda di Milano sono stati nominati perché appartenenti a Comunione e Liberazione. E i primari romani sono per caso iscritti ad associazioni cattoliche? Come possiamo fidarci del loro giudizio clinico su temi così delicati? Perché hanno preferito un comunicato stampa piuttosto che sottoporre alla comunità scientifica le loro suggestive indicazioni?

4) La legge già prevede che, nel caso il feto possa sopravvivere, il medico debba garantire il massimo delle cure possibili, compresa la rianimazione (L.194/art7). Qual’era allora lo scopo della loro “presa di posizione”?

I bambini non sono proprietà dei genitori, né tantomeno proprietà del Vaticano. Che ci lascino vivere la nostra vita imperfetta di esseri umani, ma con la compassione per chi soffre la perdita di un figlio. Sì, perché quando esiste la possibilita’ di vita autonoma del feto l’aborto è consentito solo per salvare la vita alla madre (L194/art.7). Non è certo una gita in barca.

A loro lasciamo volentieri la certezza del paradiso. Lo conquistino con la loro anima però, non con le nostre.

(1) Extreme Prematurity — The Continuing Dilemma
B. R. Vohr and M. Allen – 6 Jan, 2005, New England Journal of Medicine

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