Il Corriere della Sera da qualche giorno (qui e qui) annuncia entusiasticamente che le assenze nella pubblica amministrazione sono in crollo verticale: “tutto merito del decreto anti-assenteismo del prodigioso ministro Brunetta!”, affermano i giornalisti supportati dai dati forniti dal Ministero.
Ma questi dati ci dicono qualcosa o sono un facile mentire con i numeri?
L’amministrazione gestita dal noto economista dell’Universita’ Tor Vergata sans papier (nel senso senza uno straccio di pubblicazione di rilievo internazionale, solo libri in Italiano, partecipazioni a congressi e articoli pubblicati sulle riviste da lui stesso dirette…), pare si sia sfortunatamente dimenticata di utilizzare le piu’ basilari tecniche statistiche per valutare l’effetto dei provvedimenti.
Il Ministero della PA ci fa infatti sapere che le assenze nei mesi di maggio e giugno sono diminuite addirittura del 15% e in alcune amministrazioni del 50%. Ma cosa e’ accaduto negli anni precenti? E’ sufficiente elaborare i loro stessi dati per accorgersi che il calo delle assenze era gia’ presente dal 2005 e che addirittura il trend della diminuzione si e’ fortemente attenuato dopo l’avvento del nostro eroico Ministro.

Trend del assenteismo nelle pubbliche amministrazioni dal 2004 al 2008. I dati riferiti agli anni dal 2004 al 2006 rappresentano la media di giornate di assenza per malattia su base mensile calcolati per l'intero comparto pubblico. I dati riferiti agli anni 2007 e 2008 indicano la media pesata per dipendenti-mese delle assenze registrate in 30 amministrazioni pubbliche. Dati forniti dal Ministero della pubblica amministrazione
Inoltre i dati presentati sono un po’ un guazzabuglio di cose diverse, come paragonare mele e pere. Fino al 2006 si dispone di dati complessivi, riferiti alle assenze effettuate in tutta la PA su base annua. Per il 2007 e il 2008 si confrontano i dati del bimestre giugno-luglio di 30 aministrazioni selezionate dal ministero.
Inoltre il ministero non ci fa sapere come sono state selezionate queste amministrazioni. Sono quelle che hanno volontariamente consegnato i dati? O sono state avvisate in anticipo che sarebbero state monitorate? In entrambi i casi e’ possibile che siano state quelle piu’ virtuose a fornire le informazioni necessarie. Secondo il grafico successivo non sembra essere il caso delle 30 amministrazioni selezionate per l’analisi del ministero (pare gli sia andata bene almeno su questo) Questo grafico, chiamato tecnicamente Funnel plot, permette di osservare visivamente l’eterogeneita’ dei risultati delle diverse amministrazioni per il confornto maggio 2007 – maggio 2008. Eccolo.

Il grafico mostra l'eterogeneita' dei risultati osservati nelle amministrazioni monitorate dal ministero. In ascissa il rapporto tra i giorni di assenteismo per malattia nel giugno 2007 e il numero di giorni di malattia nel giugno 2008. Valori superiori ad 1 indicano un decremento delle assenze tra il 2007 e i 2008. Valori inferiori a 1 indicano un aumento di assenze per malattia. In ordinata, la dimensione delle amministrazioni (numero di dipendenti). La lnea rossa rappresenta la variazione pesata di assenze lavorative nel periodo osservato. Una dispersione disomogena attorno alla linea rossa indica un possibile publication bias, ovvero la pubblicazione preferenziale di risultati favorevoli.Secondo questo grafico non vi e' evidenza che il ministero abbia preferenzialmente selezionato un campione di amministrazioni pubbliche "virtuose" per la sua analisi.
Risulta pero’ molto evidente che la stragrande maggioranza delle amministrazioni monitorate sono di picola dimensione. Amministrazioni con migliaia di dipendenti sono sottorappresentate e questo potrebbe introdurre un serio errore di stima. La dispersione dei risultati osservati nelle piccole PA e’ molto elevata mentre il dato complessivo di assenteismo sembrerebbe essere principalmente infuenzato dalle pochissime mega-amministrazioni, rendendo l’analisi completamente inutile. Infatti il peso (numero compessivo di dipendenti) delle 4 piu’ grandi PA monitorate e’ quasi 2 volte quello delle restanti 26. Come minimo questa selezione del campione getta qualche dubbio di validita’ sulla stima complessiva di assenteismo. Se volessimo pensare male, con questa selezione del campione, bastere agire con energia su 4 amministrazioni per influenzare i risultati e la percezione di efficacia del provvedimento in generale. Come atteso, la riduzione di assenteismo nelle mega amministrazioni e’ complessivamente maggiore (20%) che nella restante parte del campione (12%). Sarebbe come minimo il caso di stratificare l’analisi dell’assenteismo nelle PA per numero di dipendenti e arricchire il campione con PA di grandi dimensioni.
Come se non bastasse il nostro ministero non si e’ curato affatto di evidenziare il fatto che le assenze diminuiscono naturalmente durante i mesi estivi e sono fortemente influenzate da outbreaks influenzali (che capitano a caso nel tempo e nello spazio). In altre parole, confronti mensili sono assolutamente instabili e solo confronti annuali sono sensati.
In conclusione e’ sconcertante che il nostro pluri-decorato ministro-professore (aspirante al nobel per sua stessa dichiarazione) abbia commissionato e firmato uno studio cosi’ scadente per corroborare il suo operato.
PS:dopo aver scritto questo articolo mi sono accorto che gli amici di noisefromamerika hanno condotto un’elaborazione simile di questi dati. La trovate qui assieme ad altri interessanti commenti.

41 comments
Comments feed for this article
Agosto 6, 2008 a 4:58 pm
il mago delle fiabe
Bel post Luca che mi hai fatto leggere tramite Reset.
Anch’io sono convinto che con i numeri, ci facciamo anche le frittate senza uova, basta girarli bene.
Dove lavoravo facevano dei fritti misti che non ti immagini.
Ed era una delle azienda del Cavalier Turchese!!!
Quello che mi dici di Brunetta, che non è uno scienziato della NASA, mi conferma quello che pensavo a pelle, sia da come comunica e poi dal tipo di azioni.
Complimenti alla grande e grazie per la professionalità che hai messo in Rete.
Saluti dal mago delle fiabe di genova!
Agosto 6, 2008 a 5:21 pm
Luca Neri
Grazie, mago. La vicenda di questo governo raggiunge il ridicolo in cosi’ tanti ambiti che e’difficile stargli dietro…
Agosto 7, 2008 a 3:10 am
carlito
complimenti di nuovo.
Agosto 7, 2008 a 5:32 am
Antonello
Bravo Luca. vorrei proprio vederli questi indici di calo delle malattie, si fa presto a gonfiare tutto
Agosto 7, 2008 a 10:03 am
ICT.it: off topic « The Million Portal bay
[...] E a proposito di “effetto Brunetta“… [...]
Agosto 7, 2008 a 10:47 am
md
molto interessante, in effetti qualche dubbio mi era venuto leggendo la cosiddetta “grande stampa”; resta il fatto che sarei tentatissimo, dopo quasi trent’anni di lavoro nella P.A. con un totale di due-tre mesi di malattia, di allungare per la prima volta il mio mese siciliano di vacanze…
Agosto 7, 2008 a 1:07 pm
italia
spero di NON averla, ma se mi prende l’influenza non potrò permettermi di perdere 30-40 euro. . .
Perchè appena appena si riesce a VIVERE..
e quindi andrò a lavoro con la speranza di influenzare tutti…….
…….vabbè…
E CHIUDERE COMPLETAMENTE L’UFFICIO
………
Agosto 7, 2008 a 2:10 pm
The Brunetta Effect « Vongoloid
[...] Innovatori Europei St Louis [...]
Agosto 7, 2008 a 2:15 pm
il mago delle fiabe
Ciao Luca, se poi aggiungi il concorso sul sito del Ministro per la vignetta più feroce e per Premio un Brunetta “Tutto d’Oro”, diciamolo, gli italiani sono proprio dei “fannulloni”.
Cuà la news del concorso ministeriale…
http://www.reset-italia.net/2008/08/07/un-brunetta-doro-tutto-per-voi-clamorosa-esplosione-del-concorsovignetta-sul-sito-del-ministro/
Sicuramente ci sarà la diretta da Rete4 condotta dachissachi per la premiazione a Settembre, forse anche l’EuroVisione!
Agosto 7, 2008 a 5:25 pm
decreto “Brunetta”: funziona o no ? « Una Mela al Giorno …..
[...] però cosa dice questo blogger a [...]
Agosto 7, 2008 a 6:03 pm
Top Posts « WordPress.com
[...] L’effetto Brunetta e’ una bufala Il Corriere della Sera da qualche giorno (qui e qui) annuncia entusiasticamente che le assenze nella pubblica [...] [...]
Agosto 8, 2008 a 12:23 am
Anonimo
Le statistiche finiscono sempre per confermare quello che si vuole dimostrare prima di farle.
Agosto 8, 2008 a 12:32 am
Le bugie hanno le gambe corte « I Sogni Ferrosi
[...] Agosto 12008 di un cugino di Adamastor Da un blog italiano made in USA (del PD, ma come dico sempre nessuno è perfetto) un’analisi dei dati forniti dal Ministero [...]
Agosto 8, 2008 a 12:45 am
Luca Neri
Mah, non ne sono convinto. La statistica e’ l’unico modo rigoroso di osservare la realta’ e trarre conclusioni utili per prendere decisioni razionali. Dire che le statistiche finiscono sempre per dimostrare quello che si vuole semplicemente espelle la razionalita’ dal dibattito. Esistono studi fatti male e studi fatti bene; dati completi e dati incompleti: questo si’.
Fortunatamente i dati quantitativi e la statistica ci permetteno di discutere razionalmente le affermazioni fatte dal nostro interlocutere. I dati e la loro elaborazione possono essere sottoposte al vaglio della critica. Se ne possono evidenziare debolezze e punti di forza. E questo genera un processo di aggiustamento, miglioramento del nostro modo di intendere i fenomeni. Senza la statistica questo processo e’ impossibile. Le opinioni non supportate dai numeri sono atti di fede.
Per questo, nonostante la scarsa qualita’ dei dati forniti, si deve far merito al governo e al Ministro Brunetta di aver fornito questi dati. Di aver sottoposto al nostro vaglio le sue affermazioni. Le nostre critiche e le sue risposte potranno allora essere circostanziate. Per una volta la politica italiana, ha introdotto un elemento di razionalita’ nel dibattito e di questo dobbiamo darne atto. Speriamo che questa pratica duri.
Speriamo di avere dati completi tra 1 anno. Se avremo la serie storica negli ultimi 5-6 anni almeno, mese per mese, se avremo come confronto il tasso di assenteismo nel settore privato nello stesso periodo, se avremo il dato nazionale per tutte le amministrazioni pubbliche allora potremmo dire qualcosa sull’efficacia dell’azione ministeriale. Meglio ancora sarebbe avere dati individuali su un campione rappresentativo di dipendenti pubblici.
Per ora i dati ci dicono pochissimo e parlare di “Effetto Brunetta” con questo tipo di evidenza e’ una forma di ciarlataneria.
Agosto 8, 2008 a 3:49 am
M.B.
Riconoscerei il merito al Ministro Brunetta per aver fornito i dati se questi fossero stati resi pubblici per un desiderio di trasparenza finalizzato al miglioramento di efficenza della P.A. e non per usarli a mo’ di clava al fine di demolire (perchè questo è il piano non dichiarato, vedesi anche sul fronte del precariato) la rete di diritti che i lavoratori (tutti, non solo quelli del pubblico impiego, ma questi erano quelli più facili da colpire..) hanno costruito in decenni di lotte e che costituiscono il discrimine tra il Lavoratore e lo Schiavo. Uno di questi diritti è il diritto alla salute (sancito dalla nostra vituperata Costituzione – art.32) che con il suo Decreto, Brunetta ha calpestato. Qualora i dati fossero esatti, se veramente ci fosse stato un calo delle assenze questo potrebbe voler dire anche che i Lavoratori pur di non perdere i soldi (considerati i loro stipendi da fame) si recano al lavoro in precarie condizioni di salute e ciò significa che hanno perso il diritto di curarsi adeguatamente e che mettono a repentaglio la loro e l’altrui sicurezza (del resto anche sulla Sicurezza sul Lavoro questo Governo sta mostrando il suo vero volto).
Agosto 8, 2008 a 5:54 am
ilmirk
Grande articolo, grazie mille! Veramente!
Agosto 8, 2008 a 6:01 am
Leggete e Sappiate « Adagiato in un Brodo di Giuggiole…
[...] L’effetto Brunetta è una bufala! [...]
Agosto 8, 2008 a 9:09 am
Luca Neri
MB, ci sono alcuni punti nel tuo commento che non mi convincono.
1- Ci sono molti modi di abbattere diritti. Tentare di farlo con i numeri e’ comunque meglio che con una semplice prova di forza. Questo perche’ vogliono convincere l’opinione pubblica che il “pugno di ferro” funziona? OK, ma almeno si propone un approccio razionale all’analisi dei fatti. E in questo periodo di confusione e paura non e’ poco. La destra Berlusconiana ha storicamente inseguito e alimentato queste paure a fini elettorali. Pare che funzioni. Cerchiamo di premiare iniziative (indipendentemente dalle loro finalita’) che ci permettano di uscire dalla logica di fazione.
2- I diritti sono un costrutto storico e il difendersi dietro la costituzione e’ solo un argomento circolare. Il diritto alla salute e’ un concetto piuttosto vago nel dettato costituzionale ed esistono molte forme istituzionali per tutelarla. Se e’ vero che la salute dei cittadini e’ considerata un bene pubblico, mi spieghi perche’ debba essere il datore di lavoro a sostenerne tutti i costi? Se lo scopo fosse tutelare il diritto all’accesso alle cure, non dovrebbe essere un’assicurazione obbligatoria nazionale a sostenere i costi dell’assenteismo? Bada che questo e’ il caso del comparto privato tramite l”INPS.
3- Vi e’ evidenza, che l’assenteismo nel comparto delle PA italiane sia piu’ elevato che in altri settori. E’ possibile che i lavoratori nelle PA siano piu’ malati che nel privato. Ma e’ anche possibile che vi sia un certo numero di furbacchioni. Ora, come spieghi che il tasso di assenteismo nella PA di paesi che tutelano il diritto alla salute quanto l’Italia sia dell 8.6% mentre in italia e’ del 15-20% (fluttua…). Non e’ il caso di far qualcosa?
4- Visto che le assenze lavorative sono un costo, perche’ non monetizzarlo in modo che il lavoratore lo percepisca? In Canada, non certo un paese privo di diritti, esiste un tetto massimo di assenze retribuite. Se lo si sfora viene dedotta una quota dello stipendio. Se non si usano tutti i giorni allocati dal contratto, si riceve un bonus in busta paga.
5- Poiche’ le assenze retribuite sono un costo, questo si riflette sul salario di tutti i dipendenti. Ti rimando a questo proposito ad un commento sul mio precedente articolo
http://innovatorieuropeistlouis.wordpress.com/2008/07/18/tra-il-dire-e-il-farece-di-mezzo-brunetta/
Agosto 8, 2008 a 10:10 am
Massimo Preziuso
Grazie, Luca per questa accorta ed interessante analisi.
Devo sinceramente dire che anche io sono “caduto” nella trappola mediatica:)
Massimo
Agosto 8, 2008 a 10:56 am
Luca Neri
Caro Massimo, non era facile con questo bombardamento mediatico. Fortunatamente io sono all’estero e tutto e’ meno pressante. Da lontano si vede forse meglio. Non e’ un caso che anche noiseformamerika, anche loro di st louis si siano accorti dell’inganno. Ora, con questi dati non e’ possibile dire nulla circa l’efficacia dei provvedimenti. Aspettiamo almeno 1 anno sperando che ci leggano (
) e che disegnino uno studio fatto per benino. Io ho il sospetto che non funzionera’. E comunque trovo ingiusto “tassare” con una trattenuta i primi 10 giorni. Come ho gia’ scritto, sarebbe stato meglio il contrario: lasciare i primi 10 (ovvero la media in molti paesi occidentali) giorni di malattia retribuiti (e non voglio neanche sapere perche’ li fai, si risparmia sui controlli) e far pagare al lavoratore una sorta di ticket per i successivi in modo progressivo fino a corrispondere alla paga giornaliera. Chiaramente si dovrebbero prevedere delle esclusioni (ad esempio le ospedalizzazioni e gli infortuni sul lavoro non dovrebbero essere conteggiati). Se una persona e’ molto malata e prevede di fare mesi di assenza, dovrebbero esistere altri istituti come assicurazioni per le invalidita’ civili temporanee…o robe del genere. Viceversa, se una persona e’ molto sana dovrebbe aver retribuiti i giorni di assenza stabiliti nel contratto che non si e’ preso…
Agosto 8, 2008 a 2:59 pm
Brunetta contro i “fannulloni” « DAILY ROD
[...] Per gli scettici è già pronto un consuntivo: l’assenteismo è crollato a luglio del 37%. Come sia stato composto questo dato, non lo so, non ho letto i dossier, ma se lo fornisce Brunetta sarà senz’altro vero. Perchè non credergli? E’ vero che il calo dell’assenteismo pare fosse una tendenza già in atto, confrontando i dati del 2005 con quelli del 2006 – Dati del MFP, Repubblica 20.07.2008 – su cui poteva sorgere l’idea di approfittarne per costruirci sopra una bella operazione di immagine, scambiando un rapporto di associazione con un rapporto di causa ed effetto. Ma forse no, magari l’effetto, almeno in parte, è reale. Dipenderà dai provvedimenti in sè, o dalla forte campagna mediatica, dal sentirsi sotto i riflettori? Se prevale la seconda motivazione, l’effetto è destinato ad estinguersi insieme con l’attenzione, a meno che il ministro non sia capace di fare l’agitatore per tutto il suo mandato. Venticinquemila lavoratori in più in ufficio è un bel dato, ma in termini produttivi cosa ha cambiato, quante pratiche in più, quali risultati di efficienza? Invece che con la moglie a casa si può stare con l’amante in ufficio, invece che giocare al solitario a casa, si può giocare a briscola in ufficio, invece che fare la maglia a casa la si può fare in ufficio, invece di fare la spesa da assenteista, la si può fare da presenzialista, con tanto di cartellino timbrato, ma cosa cambia per l’utenza? Magari no, se ne sono semplicemente andati in ferie. Come che sia, non tutti sono d’accordo sull’efficacia dei risultati, si veda: l’effetto Brunetta è una bufala. [...]
Agosto 8, 2008 a 4:22 pm
Ministro Brunetta e l’anti-assenteismo « Bici, musica, computer e dintorni
[...] speravo non fosse l’ennesima prova di giornalismo male informato, ma invece ne ho avuto la conferma leggendo questo post: L’effetto Brunetta e’ una bufala [...]
Agosto 8, 2008 a 7:34 pm
Luigi
Ho letto con interesse l’intervento (puntuale e bene articolato) ed i commenti, così come purtroppo leggo sui giornali, professionisti che si limitano a riportare quanto dalla velina (intesa come dispaccio ufficiale) riferito, ma da pubblico dipendente li ho trovati molto incentrati sul risultato vero o presunto, piuttosto che su ciò che più sta a cuore a me, ed a tutti i colleghi che svolgono con impegno il proprio lavoro: gli interventi varati sono giusti? L’effetto sul Paese sarà, nel medio-lungo periodo, positivo? Quelle proposte, sono le soluzioni migliori?
Le mie risposte, stringatamente, ma decisamente e tragicamente espresse sono queste: il decreto 112 è ingiusto (per diversi aspetti, anche anticostituzionale), creerà effetti devastanti e, dulcis in fundo, non è affatto teso ad innovare la PA (l’attacco mediatico a colpi di “fannulloni” serviva solo ad alzare polvere), ma solo a fare cassa, una tassa occulta sul settore pubblico. Ed allora come non aspettarsi una forte contrazione dei consumi quando si colpiscono oltre tre milioni di lavoratori? Fra l’altro non chiedendo loro un tanto, fisso o percentuale che sia, ma ponendogli sul capo una spada di Damocle che si chiama malattia. E’ lapalissiano che chiunque in queste condizioni cerchi di spendere meno per coprire l’eventuale decurtazione in caso di assenza forzata: ciò vuol dire consumi a picco, problemi per tutta l’economia (per me è questo il vero effetto Brunetta), anche per il commerciante che ora esprime commenti entusiasti.
Negli uffici, scuole, università, ospedali continueremo a vedere i professionisti della malattia assenti, magari per evitare la scure di renè sullo stipendio e la visita fiscale, risulteranno ricoverati in clinica a gravare anche sulle casse del SSN, mentre i poveri sfigati che hanno il mutuo variabile, le rate della macchina, i figli all’università, eccetera, saranno sempre al loro posto, magari anche malati (e chiamatelo pure effetto Brunetta, ma secondario e comunque negativo). Sì, perché come farebbe un dirigente di un ufficio ad imporre al proprio collaboratore ammalato, quindi anche poco produttivo, di starsene a casa quando sa che non se lo può permettere? Che arriva già a stento a fine mese con lo stipendio integro?
Chi come me proviene dal privato ha chiaro più di altri che le professionalità presenti e spesso poco espresse nella PA avrebbero avuto bisogno di altri e più semplici interventi, niente affatto costruiti guardando ciò che avviene nel settore privato, e che così facendo si rischia anche un esodo dei migliori, con conseguente depauperamento ed appiattimento di settori vitali per il Paese in un momento nel quale non ci si può, o meglio potrebbe e dovrebbe, permettere di rendere la macchina pubblica meno efficiente.
Da cittadino l’unico mio dubbio è su chi sia più pericoloso per l’Italia fra Tremonti e Brunetta, propendo ancora per il primo, ma renè sta cercando di recuperare e quindi mi aspetto uno scatto d’orgoglio dal Ministro dell’Economia per difendere il primato, dalla sua c’è l’adagio che recita: al peggio non c’è limite…
Agosto 9, 2008 a 12:03 am
Antonino Leone
I dati sull’assenteismo sono stati contestati anche dal sindacato. Ritengo che l’assenteismo sia diminuito non nella misura rilevata dal Ministro Brunetta. Il problema che rimane da risolvere come trasformare questa “maggiore presenza” in maggiore qualità dei servizi pubblici e produttività con una organizzazione della P. A. che non è cambiata per nulla. Non condivido quanto dichirato dal Ministro Brunetta che il minore assenteismo si trasformi automaticamente in miglioramento dei servizi se gli altri fattori rimangono invariati anzi è vero il contrario. Occorre cambiare il sistema: se alcuni dipendenti lavorano poco facendo cose non utili o dannose è inutile raccomandare di lavorare di più occorre intervenire sull’organizzazione e sul lavoro del sistema della P. A..
Agosto 9, 2008 a 4:42 am
Flavio
Due considerazioni:
- l’assenteismo, nelle migliori aziende e nelle migliori tradizioni di gestione si combatte migliorando l’ambiente di lavoro e la motivazione del personale. Tanto è vero che l’assenteismo e il turn over sono spessoindici dell’efficienza della gestione e contribuiscono alla valutazione dei dirigenti
- la scuola d’estate è chiusa con maestri e professori in ferie, difficile, per vari motivi, che un insegnante si metta in malattia durante le ferie estive.
Agosto 9, 2008 a 9:45 am
Luca Neri
Entrambe molto molto giuste…
Agosto 9, 2008 a 11:25 am
Repubblica assenteista « DAILY ROD
[...] dispiaccia poi troppo. Intanto, risegnaliamo alcune analisi trovate tra le pieghe della blogsfera: l’effetto Brunetta è una bufala – Ma c’è davvero un’effetto Brunetta? Taggato con:Add new tag, Assenteismo, Brunetta, [...]
Agosto 10, 2008 a 5:08 am
Bravo! Grazie.* « The Omniaficta Theatre On The Net
[...] 10 Agosto 2008 Mi sono imbattuto in un ottimo blog (Innovatori Europei – St Louis’s Weblog) che sbugiarda, con competenza e serietà, le vanterie propagandistiche di Renato Brunetta, in [...]
Agosto 10, 2008 a 5:13 am
omniaficta
Complimenti per questo post e per il blog in generale. L’argomento è importante e per questo ho voluto segnalare il post stamattina. Qualche tempo fa avevo già scritto qualcosa su Brunetta, a proposito delle sue intenzioni di riforma.
Saluti
Agosto 10, 2008 a 7:38 am
Neclord
Questa analisi è molto interessante. Ottimo spunto di riflessione.
Agosto 15, 2008 a 8:04 am
giulio zanella
analisi acuta luca, e grazie per la citazione: ho segnalato il tuo pezzo su noisefromamerika.
ho solo una domanda, perche’ non sono familiare con l’analisi funnel plot: cosa intendi per “dispersione disomogenea”, e perche’ il punto di riferimento e’ la variazione media ponderata?
io nel grafico leggo questo: nella maggior parte delle amministrazioni nel campione le assenze si sono ridotte anche notevolmente. questo e’ coerente sia con le conclusioni di brunetta sia con la presunzione (che e’ la mia prior) che il modo in cui questo campione e’ stato selezionato o si e’ autoselezionato induce una bias verso l’alto (cioe’ sovrastima la riduzione delle assenze per malattia). non capisco come il grafico possa permettere di rigettare questa seconda ipotesi.
ti segnalo anche che il ministero ha pubblicato i dati di luglio 2008 (e luglio 2007), su un campione piu’ grande. nel mio articolo su nfa riporto un grafico aggiornato che conferma il problema della presenza di un trend precedente che nessuno ci ha ancora spiegato.
Agosto 15, 2008 a 12:54 pm
Luca Neri
Ti ringrazio Giulio. Il funnel plot spesso e’ usato nelle meta-analisi in campo biomedico per analizzare il publication bias. Non direi che il grafico rigetta l’ipotesi della selezione. Ma sembra indicare che forse non ce ne e’ stata una macroscopica. Il vero problema mi sembra il peso sproporzionato di grandi amministrazioni.
Comunque. L’idea’ di fondo e’ che studi piccoli e sfavorevoli non sono pubblicati con la stessa facilita’ di studi piccoli e favorevoli. Se questo e’ il caso si dovrebbe “vedere” un gap nella distribuzione degli studi attorno all’effetto complessivo. Se centrassimo il grafico sull’effetto unitario non potremmo distinguere la selezione dal vero effetto del trattamento. Ed in effetti sembra che la maggior parte delle amministrazioni abbiano ottenuto un calo delle assenze.
La mia versione e’ molto artigianale ma e’ quello che ho potuto fare senza moririci sopra. In ordinata dovrebbe essere rappresentata una misura dell’imprecisione dello studio e in ascissa una misura dell’effect size. E’ chiaro che ho usato proxies (la dimensione campionaria e il rapporto pre-post) non ottimali per queste dimensioni ma per uno sguardo veloce sul problema forse e’ sufficiente.
Il nostro pool di amministrazioni ha fornito rilevazioni che possono essere assimilate ad un pool di studi da analizzare in una meta-analisi (date alcuni condizioni di cui scrivo sotto).
Per centrare il plot si dovrebbe usare una stima del pooled effect di tutti gli studi usando un fixed-effect meta-analysis (che e’ complicato). Un modo molto semplice anche se inaccurato e’ usare la media pesata dei risultati dei singoli studi.
Il grafico proposto e’ quindi una sommaria semplificazione di quello che dovrebbe essere un vero funnel plot che permette di vedere solo GROSSE asimmetrie.
Perche’ dico che non e’ evidente un forte effetto di selezione?
Nel caso in cui il ministero abbia richiesto dati gia’ collezionati a tutte le amministrazioni pubbliche e ricevuto solo un piccolo sample che si va via via arricchendo spontaneamente (e mi sembra che potrebbe essere questo il caso visto la serie di puntate pubblicate..), mi pare che si possa assumere che le amministrazioni piu’ piccole abbiano maggiore facilita’ ad occultare i loro risultati (sono tantissime e apparentemente “irrilevanti” prese singolarmente) se insoddisfacienti proprio come studi di piccole dimensioni e sfavorevoli non sono pubblicati in letteratura (per ragioni diverse ovviamente)
Eppure la maggior parte delle piccole amministrazioni stanno a sinistra delle grandi, ovvero mostrano un effetto mediamente inferiore. Se ci fosse stata una selezione grossa verso un risultato favorevole avremmo avuto il pattern contrario.
D’altronde, come ho scritto nell’articolo, non sapendo come sono stati generati questi dati potrebbe anche essere che il ministero abbia selezionato le 4 PA piu’ grandi in modo da produrre i risultati favorevoli e abbia lasciato alla “libera iniziativa” la rilevazione da parte di quelle piccole. In conclusione non direi che il grafico rigetta l’ipotesi della selezione, la rende solo un meno probabile. Forse avrei dovuto essere piu’ chiaro nel commento.
Qui c’e’ un esempio di funnel plot normale e asimetrico.
http://www.cochrane-net.org/openlearning/HTML/mod15-3.htm
Agosto 15, 2008 a 2:05 pm
Alberto Lusiani
Complimenti per lo studio analitico sui dati, tuttavia non e’ corretto riportare il dato del 2008 come quello degli altri anni, perche’ il dato 2008 e’ necessariamente una media sui primi 6-7 mesi, mentre i dati degli altri anni sono medie su 12 mesi. Se assumiamo un calo costante dal 2005 alla fine del 2008 il dato sui primi 6-7 mesi del 2008 sara’ piu’ alto della media sull’intero 2008, e quindi e’ scorretto affermare sulla base del grafico pubblicato che “il trend della diminuzione si e’ fortemente attenuato dopo l’avvento del nostro eroico Ministro.” Per fare un’analisi piu’ corretta sarebbe opportuno pubblicare le medie ogni 6 mesi, solo in questo modo il dato 2008 (primi 6 mesi) sarebbe omogeneo agli altri. Van poi anche aggiunto che l’effett Brunetta se c’e’ parte da maggio, giugno o luglio 2008, per cui sarebbe anche meglio vedere il grafico delle medie mensili. Sulla base del grafico pubblicato non mi sembra che si possa concludere molto ne’ pro ne’ contro Brunetta.
Agosto 15, 2008 a 5:29 pm
Luca Neri
Hai ragione Alberto. i dati non sono omogenei come ho fatto notare nel pezzo. Ma in effetti dire che il trend di discesa abbia raggiunto un platou con questi dati e’ come dire che esiste l’effetto brunetta. Mea culpa.
Il punto che ho cercato di sollevare pero’ resta: usare questi dati per fare propaganda e dire che esiste un effetto Brunetta e’ un atto di ciarlataneria, indipendentemente dal fatto che tra un anno l’effetto effettivamente si realizzi. In altre parole, visto che il ministro diffonde entusiastiche interviste e che usa questi dati a supporto del suo operato, l’onere della prova spetta solo e soltanto al ministro. In questo senso l’effetto Brunetta e’ una bufala: ovvero un annuncio privo di qualsiasi fondamento.
Purtroppo i dati forniti sono quelli che sono, ma non e’ colpa nostra, ma del ministro. Penso che anche tu abbia avuto modo di vederli. Ho letto tutti i commenti che avete fatto su noisefromamerika e concordo in linea di massima sulle conclusioni che avete raggiunto. Aggiungerei che dovrebbe essere dato atto al ministro di una operazione inusuale in Italia: ha provato a giustificare, bene o male, con i numeri le decisioni prese. Purtroppo ci si dovrebbe aspettare qualcosa di meglio che asservire i numeri alla propaganda da un professore universitario.
Se dovessi dare un giudizio generale sul provvedimento direi che mi sembra cervellotico e di un’inutile complessita’, tanto che non si capisce se il medico di base possa fare il certificato per assenze prolungate o meno (per come ho inteso leggendo qualche blog di studi legali, il MdB puo’ essendo un dipendente del SSN), in che modo incida effettivamente sugli stipendi (solo gli emolumenti di carattere eccezionale e non continuativo verrebbero intaccati nei primi 10 giorni di malattia). Ma soprattutto mi chiedo se il ministro abbia commissionato una analisi costi-benfici per il meccanismo dei controlli o semplicemente pensa di non far applicare la legge nella sua interezza.
Era piu’ facile e meno costoso dire,
1- avete 10 giorni di assenza retribuita in un anno e poi scatta un co-payment che cresce progressivamente fino a raggiungere il 100% dello stipendio
2- Si escludono da questo conteggio i ricoveri ospedalieri, gli infortuni professionali, i ricoveri ambulatoriali per diagnostica e terapie salva-vita
3- si istituisce un fondo pagato con i co-payments da distribuire a coloro i quali fanno meno di 10 giorni all’anno di assenza
Agosto 17, 2008 a 7:31 am
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[...] L’effetto Brunetta e’ una bufala Il Corriere della Sera da qualche giorno (qui e qui) annuncia entusiasticamente che le assenze nella pubblica [...] [...]
Agosto 26, 2008 a 10:54 am
Sulle assenze degli statali il ministro dava i numeri… (coincidenze) « Presente 2.0
[...] Siccome avevo appena usato la stessa storica battuta di Ettore Petrolini in un forum di tutt’altro genere, e avevo linkato il video di Petrolini che recita nello storico film su Nerone girato nel 1930 da Alessandro Blasetti, ho guardato il post, e ho scoperto che parlava della torrida questione degli impiegati statali fannulloni: citava un blog che dimostra come i dati sulle presunte minori assenze dal lavoro – pubblicati con risalto dai giornali che parlavano di “effetto Brunetta” – sono in realtà il frutto di un magheggio (“L’effetto Brunetta è una bufala”). [...]
Settembre 25, 2008 a 8:05 am
sara
MALGOVERNO NELLA P:A:in quel di Castelraimondo serve maggiore vigilanza e controllo sul territorio.Dal febbraio 2002 l’amministrazione comunale tiene,illegittimamente demansionato,estromesso,eliminato dall’ufficio il comandante dei vv.uu;(uno dei quattro dipendenti comunali laureati,di ottima condotta morale e civile,incensurato,senza alcun procedimento penale o giudiziario a carico),sostanzialmente senza fare quasi niente,a spese del contribuente.(Vedere sentenza immediatamente esecutiva,in internet,alla voce DEMANSIONAMENTO CAMERINO)
Ottobre 17, 2008 a 9:29 am
Fabio
Ho letto attentamente l’articolo.
Finito di leggere ho cominciato a pensare.
Da gennaio a oggi, 17 ottobre, non ho fatto un solo giorno di assenza.
Lavoro da lunedì a sabato dalle ore 9 del mattino alle 8 di sera, con 1 o 2 ore di pausa nel pomeriggio.
Sono venuto a lavorare con 39 di febbre, con l’influenza intestinale, con il mal di schiena causato dalle mie due ernie, facendo i salti mortali per per “parcheggiare” i miei due bambini da parenti e amici quando mia moglie è stata ricoverata per una settimana in ospedale.
Ma io non sono un dipendente pubblico, anzi non sono nemmeno un dipendente, avendo deciso di investire su me stesso e di aprire un’attività. Dopo nove mesì non ho ancora portato a casa un soldo.
Affitto, bollette, commercialista, banca, pubblicità, stipendio del dipendente. Lavoro praticamente gratis. Spero nei prossimi anni che l’attività cresca e mi dia da vivere, per adesso sono io che do da vivere a lei.
Poi parlando con amici e conoscenti (dipendenti pubblici e non) mi sento dare del ladro perchè a loro dire tutti i non dipendenti evadono sistematicamente le tasse.
Da che pulpito devo sentire la predica, da quelli che stanno a casa se gli fa male un dito, da quelli che se la mattina non ha suonato la sveglia o che se la sera si è fatto troppo tardi non si fanno nessun riguardo a rimanere a letto a dormire, da quelli che se l’ufficio chiude alle 14.00 e sono 3 ore che fai la fila e sono le 14.01 ti dicono di tornare domani, da quelli che stanno 40 minuti a prendere il caffè, da quelli che in ufficio giocano al soitario col pc durante l’orario di lavoro e poi fanno gli staordinari per recuperare il lavoro non fatto durante l’orario normale, da quelli che escono dalla porta di servizio e vanno a fare la spesa durante l’orario di lavoro.
Ho la moglie che lavora per un’ente pubblico abbastanza grosso e me ne racconta davvero di cotte e di crude, cose da non crederci.
Fortunatamente l’effetto Brunetta, al contrario di quanto da Lei contestato, caro Luca, ha avuto un grosso effetto, soprattutto psicologico. Oltretutto, oggi più che mai se ne parla, e questo già è un bene.
Non sta certo a me fare il difensore di Brunetta, anzi, ma mi pare che abbia sempre parlato di dati ufficiosi da prendere col beneficio d’inventario. Che i dati ufficiali verranno molto più avanti e saranno pubblici, quindi criticabili da tutti. Mi pare molto onesto.
Se poi si fa un’analisi partendo già prevenuti il risultato è facile e scontanto.
Per esempio, sarebbe per me come andare a nozze se parlassimo dei fantastici benefici delle “liberizzazioni di Bersani”. Stesso discorso potremmo fare sulla lotta all’evasione del precedente governo. I numeri, soprattutto quando si parla di cifre fittizie ed enormi, sono sempre contestabili o poco credibili, i numeri piccoli e le spese quotidinane invece sono più facilmente percepibili. Difatti non credo a tutti questi miliardi di euro incassati di più dallo stato per via della lotta all’evasione, invece vedo direttamente dal mio portafoglio che nel giro di poco più di un anno fare il pieno alla mia auto mi costa almeno 15-20 euro di più.
Tutto questo non vuole essere una critica al suo articolo, semplicemente, con tutte le cose che davvero non vanno di questo governo non capisco perchè si cerca sempre di criticare e smontare le buone iniziative, dimenticandosi delle vere schifezze che riescono a fare in parlamento.
Saluti.
Dicembre 16, 2008 a 7:28 pm
Luca Neri
Vede Fabio, la sua mi sembra una difesa ideologica del decreto Brunetta. Non e’ vero che il nostro ministro ha fatto il bravo studioso rigoroso e prudente. Ci ha raccontato che le assenze sono diminuite per merito suo, e questo non e’ vero. Se anche un effetto psicologico c’e’ stato, questo i numeri che egli stesso divulga non lo dimostrano. Se non ci fidiamo dei suoi stessi numeri, allora di che numeri dobbiamo fidarci?
Io penso che ogni provvedimento debba essere valutato nella sua efficacia. Visto che il destino della pubblica amministrazione e’ cruciale per il paese visto il debito che abbiamo, ogni intervento in questo campo e’ da osservare con attenzione.
Questo decreto, come ho spiegato in altri posts inanella una serie di risultati avversi impressionante e “NON” sembra ridurre sostanzialmente le assenze. O per lo meno, con questi dati non sappiamo se lo fa o no.
Si poteva fare un decreto migliore? Si. E l’ho proposto. Lei e’ d’accordo con la mia proposta. Non la ritiene piu’ semplice ed efficace?
Questo e’ il punto.
Ottobre 28, 2008 a 3:12 am
Manchisi Giulio Cesare
Sono un Socialista, figlio di un politico socialista, proprio perchè sono un socialista voto PDL di BERLUSCONI SILVIO, che si dimostra da molti anni un bravo governante, a differenza di tanti cialtroni e distruttori del passato.
Grazie BRUNETTA! Tante sono le distorsioni demagogiche che Brunetta deve subire dalla sinistra. La sinistra non rispetta il proprio elettorato, perchè cerca costantemente con la falsa informazione, distorsione dei fatti e delle circostanze , di inculcare non-verità, confidando nella carenza intellettuale dei suoi sostenitori: questa si chiama DEMAGOGIA.
De facto la sinistra italiana non ha da troppi anni veri politici socialisti, vere menti, veri intenditori e specialisti dell’economia, ecco perchè non merita nè considerazione, nè tantomeno il voto. O si vorrebbe porre sullo stesso pi8ano Veltroni con Berlusconi, o Bersani con Trementi? ABISSI, Signori!!!
Dicembre 16, 2008 a 7:20 pm
Luca Neri
Senta Manchisi, mi sa dire a cosa si riferisce, specificamente? Non so proprio cosa risponderle se non che mi sembra, mi scusi, piuttosto confuso.